isitare l'Abbazia di Sant'Andrea In Flumine è come fare
un viaggio a ritroso nel tempo: percorrendo i suoi corridoi e le sue sale, ci si ritrova immersi in un’atmosfera antica, suggestiva, un po’ misteriosa. Guardandosi intorno non è difficile immaginare i monaci benedettini, giunti in questo territorio nell’VIII secolo, intenti a svolgere la propria attività quotidiana fatta di preghiera e lavoro.
All’interno del complesso abbaziale, la splendida chiesa fondata nel VI secolo da Galla, figlia di Simmaco (il patrizio ucciso per ordine di Teodorico di cui era stato consigliere), accoglie il visitatore con solennità, offrendo alla sua vista i preziosi affreschi, le colonne e semicolonne in granito con capitelli ionici e corinzi e il pavimento cosmatesco.
origine del complesso abbaziale di Sant'andrea
in Flumine è incerta.  Il monastero sarebbe stato edificato nell’VIII secolo da Carlomanno, fratello di Pipino il Breve e, dal 747, monaco del Soratte. Sia l’Abbazia sia la chiesa, in realtà, sorgono su rovine preesistenti dell’epoca romana. Originariamente dedicato ai santi Pietro, Benedetto e Andrea, il monastero ha conservato solo il nome di “Sant’Andrea”. La denominazione “in flumine” è un chiaro riferimento topografico al vicino Tevere. La posizione strategica e la vicinanza del porto fluviale fecero di questa abbazia un importantissimo snodo per il controllo dei traffici e del servizio di traghetto che collegava la zona con la città di Roma.